Le storie
1870
Michele Battistini, contadino e ramaio ambulante, si trasferisce dal Trentino a Nonantola (Modena) con la famiglia.
1912/1914
I quattro figli di Michele acquistano un negozio di rame e pellame a Forlì in Corso Mazzini 31 e nel retrobottega, con l’ausilio di cinque operai, iniziano la fabbricazione del sandalo Trento.
1917/1918
Apre il Calzaturificio Trento in via Dandolo, come era allora chiamata via Paradiso.
1925/1935
La fabbrica produce sandali e calzature in tela e cuoio. Ci lavorano 120 donne e 80 uomini. Inizia la lavorazione della gomma. Arriva a impiegare 500 donne, 100 uomini e 300 cavalli elettrici.
1941
Sciopero del pane. Nello spogliatoio della fabbrica Teresa Valmori, Marina Nardi, la Lotti e Silvana Vignutelli danno il via al primo sciopero di Forlì.
(Questo episodio è così interessante che gli ho dedicato un intero dipinto!)
1944
Sciopero della Ripa. In via della Ripa le operaie della Battistini e di altre fabbriche guidano una protesta contro l’uccisione di alcuni giovani renitenti alla leva. Riescono a salvarne nove.
(Anche a questo episodio ho dedicato un intero dipinto.)
1944
Gli operai e la direzione della fabbrica decidono di ridurre orario di lavoro e produzione. Una resistenza indiretta con l’obiettivo di tagliare i rifornimenti alle forze armate tedesche.
Qualche settimana dopo la fabbrica cessa completamente la produzione, nel contempo escono clandestinamente calzature destinate ai GAP.
1944
9 novembre. Durante la liberazione di Forlì le forze armate tedesche saccheggiano la fabbrica, seguiti dalla folla di forlivesi, soprattutto bambini, che portano via sacchi di scarpe spaiate e nei giorni successivi vanno alla ricerca della scarpa da abbinare.
(Anche questa storia è ripresa in un dipinto.)
1945
Riprendono le attività produttive. La fabbrica impiega 280 tra operai e operaie.
1962
La produzione di stivali e articoli in gomma viene trasferita a Monastier di Treviso.
1986
L’azienda per problemi logistici lascia questo edificio per continuare altrove la produzione.
2017
L’azienda compie 100 anni di attività.
Nell’armadio
Il libro Calzaturificio Trento Fratelli Battistini a cura di Annalisa Battistini anno 2018, testimonianze di ricordi, di acquisti, di frequentazioni, di operai e operaie.
Curiosità
Da una chiaccherata con Mario Proli, storico forlivese.
Questa è un’azienda nata dopo la prima guerra mondiale nello spazio della città pensato per le fabbriche vicino alla ferrovia.
La sua presenza è caratterizzata da una storia di famiglia di commercianti e addetti all’attività del rame provenienti dal trentino.
Quando ancora Trento è sotto l’impero Austro-Ungarico, tra l’Ottocento e il Novecento, i Battistini si spostano dal loro territorio, avranno poi un punto d’appoggio in Emilia e un punto vendita a Forlì.
Dopo la prima guerra mondiale l’azienda da un’attività legata al commercio avvia piano piano un’attività di produzione con punto base a Forlì. All’epoca oltre alla Battistini in condizioni simili c’era l’attività dei Matatia con le pelli.
Di fatto l’attività di questa azienda e dei Matatia rappresenta un punto intermedio rispetto alla prima industrializzazione forlivese, in qualche modo un’azione pionieristica.
Nasceranno poi nel 1927, con lo scalo ferroviario, le grandi industrie, la Mangelli, i Cantieri Benini e la Bartoletti…
La storia poi attraversa la seconda guerra mondiale, qui sono state scritte dalle operaie pagine importantissime della resistenza forlivese.
Da segnalare anche il salvataggio che alcuni operai, i proprietari, il sindacato clandestino e la rete antifascista che dentro alla Battistini aveva delle proprie cellule, riescono a fare di parte dei macchinari e delle materie prime nel momento in cui i nazisti abbandonando il territorio cercano di depredare tutto quello che possono portarsi via.
Nel dopoguerra le difficoltà economiche della ripresa e l’attività sindacale sempre molto forte e vibrante furono forse tra i fattori che influenzarono gli sviluppi successivi dell’azienda che di fatto si sposterà piano piano su altri territori fino alla chiusura della sede forlivese.
Chiusura che però non è una fine come potete vedere da queste bambine a cavallo di un motore industriale degli anni 20 e dalle altre storie dipinte sui muri.
La Battistini continua la sua storia grazie alla ristrutturazione dell’edificio, agli utilizzi degli spazi sia pubblici che privati come l’Archivio di Stato, l’Ispettorato al Lavoro, appartamenti e attività, e al fatto che le persone che la abitano stanno investendo in un esperimento di vita sociale del terzo millennio.
Un esperimento che comprende pezzi di mondo che si stanno incontrando a Forlì, portando con se tradizioni, modi di vedere ed esperienze.
Ed è bello che abbiano coscienza dello spirito del luogo nel quale sono finiti.








