
Il Governo Meloni sta rilanciando il sistema dei CPR (Centri di Permanenza per i Rimpatri) dichiarando di volerne aprire almeno uno in ogni regione.
Come Forlì Città Aperta, insieme a ADL Cobas Romagna, ASGI e UDU Forlì, ci troveremo venerdì 23 febbraio in Via Fossato Vecchio 2d alle 18.30 per palare dei CPR insieme a Tommaso Pieri, avvocato di Avvocato di Strada – Rimini e ASGI, e Igor Zecchini della rete NO AI CPR .
La serata di venerdì vuole essere una tappa di avvicinamento alla manifestazione che si terrà a Ferrara il 2 marzo per ribadire chiaramente che nessun arretramento è possibile sul nostro territorio e che i CPR esistenti in altre regioni devono essere immediatamente chiusi.
Attualmente i CPR in Italia sono 10, tre dei quali sotto indagine per reati tra quali truffa, maltrattamenti, violenza privata pluriaggravata, falso ideologico, oltre a reati fiscali. Tra le accuse, come emerso anche da diverse inchieste, la somministrazione forzata di psicofarmaci e la negazione di cure. I CPR sono luoghi inaccessibili, dove di continuo avvengono soprusi e violenze che spesso portano ad atti di autolesionismo fino al suicidio, come quello di Sylla Ousmane, rinchiuso nel CPR di Ponte Galeria, avvenuto all’inizio di febbraio. Luoghi inumani, in cui le persone sono private della libertà personale, anche solo per avere il documento di soggiorno scaduto, illecito amministrativo che non ha rilevanza penale.
Un CPR (allora CIE/CPT) in Emilia Romagna è già stato chiuso dopo una lunga stagione di lotte.
Dopo la manifestazione tenutasi ad ottobre a Bologna, nelle scorse settimane sono stati fatti diversi presidi in regione appoggiati da tantissime realtà. A Ferrara quasi 50 associazioni si sono mobilitate, organizzando diverse iniziative.
Rifiutiamo l’idea di carceri in cui rinchiudere, magari dopo essere stato sfruttato sul lavoro, chi ha la sola colpa di cercare un futuro migliore attraverso la migrazione.
Da Ferrara a Bologna, da Rimini a Piacenza, passando per Forlì, la nostra non è solo un’opposizione di cittadin* contro modelli di reclusione e segregazione, ma è anche rivendicazione e impegno per un’accoglienza degna, per città aperte e plurali, per percorsi di autonomia e integrazione. Vogliamo contribuire ad una Europa di ponti, di libertà e giustizia sociale e non di muri, discriminazioni e politiche suprematiste e nazionaliste.