Questo dipinto è dedicato all’altro, a qualcosa che non sappiamo eppure è parte di noi o, ancora meglio, è parte con noi.
È una cosa che capita spesso ai genitori come quando guardi ad un figlio come a “un pezzo di te” eppure il figlio è una persona nuova, altro da te.
Ora, anche se nel mondo non sono tutti figli nostri, siamo comunque tutti parte della stessa cosa, siamo tutti simili eppure diversi. Questo dipinto è dedicato a questo, al gusto di scoprire il mondo e gli altri con questo sguardo.
Ovunque vi metterete davanti a questo dipinto per guardarlo, gli occhi del bambino ritratto sembreranno guardarvi proprio dritto negli occhi, sono sempre rivolti a voi ed è interessante notare che i primi “spettatori” di questo murales ad aver notato questa cosa siano stati proprio i bambini.
Di fatto i bambini hanno sempre gli occhi un pò strabici e grandi e questo fa sì che non gli sfugge niente, il loro sguardo è sempre diretto su tutto, non è direzionato su un punto solo escludendo gli altri ma è sempre aperto forse proprio perchè stanno scoprendo le cose e non dividendole.
Nell’armadio
Vorrei il mondo in tasca, il filo di Arianna che ci riapre una via, Io sono l’altro (collegamenti meravigliosi che ci legano gli uni agli altri), il segreto di ogni relazione è lo sguardo, un ponte per andare, quando penso a tutti i libri che ancora non ho letto ho la certezza di essere felice.
Curiosità
Un uomo del Mali vedendo questo dipinto mi dice: “La cosa particolare di questo dipinto è nelle due dita nella bocca, mi ricordo una nipote che quando è nata, adesso è una donna, cinque minuti dopo che è nata si è messa due dita in bocca e anche adesso che si è sposata se non lavora ha due dita in bocca.
Cercavamo di capire cos’era, la sua mamma la sgridava, le diceva di non mettersi le dita in bocca però alla fine abbiamo lasciato stare e lei è così, oggi ha anche i figli ma anche adesso appena ha due secondi che si può riposare si mette subito due dita in bocca.”
Questa storia mi colpisce appunto perché siamo tutti simili ma diversi, tutti i bambini mettono le dita in bocca e ognuno di noi si porta dietro dei gesti per tutta la vita, ma non avrei mai pensato ad una caratterizzazione così evidente come le due dita in bocca che fanno riconoscere subito a Keita la sua nipote in questa immagine.






