Le storie
Il 9 novembre del 1944 Forlì viene liberata.
Poco prima dell’evacuazione della città le forze armate tedesche entrarono nei locali del calzaturificio e lo saccheggiarono.
Seguirono nei mesi successivi degli accertamenti per conoscere esattamente come si svolsero i fatti dal momento in cui i militari tedeschi entrarono in fabbrica fino a quando l’intervento della Guardia Nazionale Repubblicana fece cessare la Gazzarra.
Sembra anche che al saccheggio parteciparono i militi della brigata nera che avrebbero tentato di forzare la cassaforte della società facendo esplodere bombe a mano.
Da fine estate la fabbrica aveva sospeso le attività e le maestranze avevano contrastato il tentativo tedesco di trasferire in Germania i macchinari.
L’azione di difesa della Fabbrica permise di salvare molto materiale che fu assicurato in alcuni corridoi presenti negli ampi scantinati aziendali, i cui ingressi furono murati con vere e proprie pareti.
Pezzi importanti, inoltre, trovarono sistemazione in casa di operai fidati che li conservarono fino alla liberazione.
Come si evince da fatti e testimonianze, i nemici contro cui si doveva combattere erano i nazi-fascisti, e ciò era obiettivo preminente rispetto alla lotta di classe.
(Dal libro Calzaturificio Trento Fratelli Battistini a cura di Annalisa Battistini. anno 2018)
Nell’ottobre del 1944 la fabbrica quindi viene saccheggiata prima dai nazisti, poi dai fascisti, infine dai civili.
l forlivesi, soprattutto bambini, non saccheggiarono macchinari o casseforti ma si accaparrano le scarpe che non avevano mai avuto.
Ma nei calzaturifici le scarpe destre viaggiano separate dalle sinistre. Le coppie si incontrano solo nella fase finale della vendita. E quindi:
Tredicenne mi precipitai con entusiasmo al saccheggio! Da un anno costretto a calzare scarpe smesse da una mia sorella maggiore. Guidato da una mia sorella mi avventai sgomitando su una montagna di scarpe che parevano essere lì proprio per il saccheggio.
Euforico tornai a casa carico di un sacco pieno di scarpe. Lo rovesciammo eccitati sul pavimento e iniziai la ricerca di qualche paio a me adatto.
Tragedia: non c’erano due scarpe da abbinare! Piansi disperatamente.
(dal Diario degli avvenimenti in Forlì e Romagna dal 1939 al 1945 di Antonio Mambelli)
Sappiamo di questo saccheggio soprattutto anche dalle testimonianze di quello che avvenne dopo:
Iniziò poi un sondaggio e relativo interscambio con le altre famiglie del rione che avevano avuto la stessa delusione.
Chi ha un 32 sinistro? Due 42 per un 37 destro! Chi ha un 43 e un 38 sinistri?
Ecco, questo dipinto è dedicato a questo momento in cui magari ci sono persone che si sono conosciute scambiandosi una scarpa e sono amiche tutt’ora.
Nell’armadio
il libro Calzaturificio Trento Fratelli Battistini a cura di Annalisa Battistini anno 2018, testimonianze di ricordi, di acquisti, di frequentazioni, di operai e operaie
Curiosità
Cosa c’entra il cane? il cane non c’entra niente, è una licenza che mi sono preso io.
Quasi tutti questi dipinti sono realizzati all’interno di un porticato per cui a volte se cammini guardando dritto davanti a te perso nel tuo percorso non ti accorgi che ci sono.
Quando invece ti accorgi che ci sono rimane che la visione che puoi avere dell’immagine è limitata dal fatto che non ti puoi allontanare per vedere meglio.
Ma alcune pareti, come quella in cui è dipinto il cane, sono frontali in fondo a una specie di corridoio. E proprio lì, in quella piccola facciata, mi piaceva mettere qualcuno o qualcosa che ti venisse incontro, che ti facesse festa al tuo arrivo.








